MESSINA – Stocco a ghiotta alla messinese….una ricetta da esportare fuori dai confini regionali

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MICHELE LA ROSA – Da qualche anno la città dello Stretto vuole farsi conoscere anche attraverso le proprie tipicità enogastronomiche. C’è fermento intorno a questo argomento, seppur ancora resta molto da fare. Anche intorno al mondo dei vini del messinese si registra interesse e intenzione a valorizzarli. Tra piatti tipici, dolciumi, vini, ma anche il variegato mondo della tavola calda, c’è una varietà di prodotti che da sempre fanno di Messina una meta obbligata. In questi giorni riflettori puntati sullo stocco a ghiotta, tipico della tradizione popolare messinese, e storicamente arrivato qui perchè  importato dai paesi nordici, grazie agli scambi commerciali di un tempo tra la Sicilia e i paesi scandinavi. Nella sua versione di base e della tradizione locale viene  cucinato in un sugo di pomodoro, con ingredienti vari, quali patate, sedano, cipolla, olive, capperi, spesso anche con pinoli e uvetta, benchè poi nella tradizione locale poi ci sono diverse varianti. Per chi ha vissuto o ha frequentato Messina, come il sottoscritto, un tempo vi era un vero e proprio tour dei locali, tra trattorie, ristorantini, osterie o ancor prima tra botteghe vere e proprie per un ottimo piatto di “stocco a ghiotta” o che vendevano anche lo stocco crudo. Pur tuttavia, seppur riconosciuta questa tradizione, non tutti i ristoranti propongono questo piatto, oggi comunque c’è maggior interesse e si cerca di valorizzarlo, anche attraverso iniziative specifiche.

La chef messinese Carlotta Andreacchio è stata ospite nei giorni scorsi a Colorno, presso ALMA, la prestigiosa Scuola Internazionale di Cucina Italiana, su invito dello chef Franco Favaretto, ambasciatore mondiale dello stoccafisso per la Norge (Commissione Norvegese per i prodotti ittici). Favaretto da anni è docente di ALMA dove tiene lezioni dedicate allo stoccafisso e al baccalà per il Corso superiore di Cucina Italiana.

In quest’ambito si inserisce il confronto con la chef messinese che ha condiviso con gli studenti la storia e la preparazione di una delle ricette più rappresentative della tradizione gastronomica di Messina: lo stocco a ghiotta, piatto simbolo della cucina messinese che unisce mare, storia e identità. Attraverso il racconto delle tecniche di preparazione, degli ingredienti e della tradizione familiare che accompagna questo piatto, Carlotta Andreacchio ha offerto agli studenti uno spaccato autentico della cultura gastronomica dello Stretto, evidenziando il forte legame tra il territorio e lo stoccafisso, ingrediente che da secoli rappresenta uno dei pilastri della cucina locale.

«Entrare in ALMA, il tempio della cucina fondato da Gualtiero Marchesi, – ha affermato la chef Carlotta Andreacchio – è stato per me un momento di grande emozione e responsabilità. Essere stata invitata dallo chef Franco Favaretto, ambasciatore mondiale dello stoccafisso per la Norvegia, e poter raccontare e cucinare per la prima volta nella storia di ALMA la ghiotta messinese, è stato un gesto che ho sentito profondamente. Ho portato dentro quelle cucine non solo una ricetta, ma la storia di un territorio, di una città e di una tradizione che vive nelle case e nei ricordi della nostra gente. Per me è stato un onore rappresentare Messina in un luogo simbolo della formazione gastronomica internazionale. Credo che la cucina abbia il compito di custodire le radici e allo stesso tempo di raccontarle al mondo. Oggi, in quel luogo così prestigioso, – ha concluso la chef messinese – la ghiotta messinese ha parlato la lingua della nostra identità».

L’incontro si inserisce nel percorso didattico di ALMA volto a far conoscere agli studenti le grandi tradizioni regionali italiane, attraverso il confronto diretto con chef e professionisti che custodiscono e reinterpretano i sapori della propria terra. Un momento di scambio e di formazione che ha permesso di portare la tradizione gastronomica messinese in uno dei luoghi più autorevoli della formazione culinaria internazionale, contribuendo a diffondere e valorizzare un patrimonio gastronomico ricco di storia e identità.

Nel resto d’Italia, a parte Messina, vi sono diverse località che hanno abbinato il proprio nome ad iniziative di valorizzzaione dello stoccafisso, tipo Badaluzzo in Liguria ( sagra 20-21 settembre); Cittanova in Calabria, mentre nella Capitale a settembre si svolge Festa Baccalà.