SANITA’ – A rischio postazioni del 118.Pochi medici. Il PD sollecita interventi
Catania, 10 gennaio 2026 – “Il buco nero della sanità siciliana non ha confini. I pronto soccorso sono assediati e in sofferenza per la carenza di medici ma i disservizi investono anche i servizi territoriali, con un progressivo e inesorabile smantellamento di alcuni presidi fondamentali per garantire la salute dei cittadini. E’ il caso della mancanza di medici nelle ambulanze del 118 che, secondo i nostri dati, si aggira attorno al 40 per cento: in Sicilia su 252 ambulanze solo poco più di 100 viaggiano con il medico a bordo. Per coprire turni e organico servirebbero 590 professionisti, ma quelli effettivamente in servizio sono circa 400. Un vuoto d’organico che si ripercuote con irreparabili conseguenze sull’attività di emergenza urgenza dei territori delle aree interne come testimoniato dai fatti accaduti di recente non solo a Scicli, ma anche ad Adrano, Bronte e Randazzo dove, nei mesi scorsi, in seguito ad un grave incidente stradale, è stata inviata un’ambulanza senza medici a bordo e per il ferito non c’è stato nulla da fare”. Lo dichiara il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo che annuncia una mobilitazione a tutela della salute dei cittadini siciliani e per chiedere l’immediato ripristino dei servizi territoriali di primo soccorso ed emergenza soppressi o depotenziati.
A questi si aggiunge anche la recente chiusura, ad inizio anno, della postazione di ambulanza medicalizzata 118 a Riposto che indebolisce un territorio già evidentemente carente di servizi territoriali. Un fenomeno crescente che avviene con la consapevole complicità del governo regionale.
“Alla Regione sordi sono sordi e – prosegue – continuano a demolire la rete che fornisce l’assistenza sanitaria e medica in vaste aree della Sicilia. Colpisce poi che alcuni primi cittadini ed esponenti della maggioranza di centrodestra si stupiscano e chiedano ora, con lacrime di coccodrillo, ai loro dante causa di intervenire. Occorre più senso delle istituzioni, maggiore tutela della cittadinanza e meno ipocrisia. I presidi territoriali di prossimità – conclude – non devono chiuder
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