CASTIGLIONE DI SICILIA – Akesines, alla ricerca e alla valorizzazione del patrimonio archeologico
Castiglione è già conosciuto tra i Borghi più Belli d’Italia, ma qui c’è una storia che va oltre il centro storico, spesso definitivo in modo generico un borgo medievale. Per chi giunge in piazza Lauria da anni un vecchio cartello giallo (quelli della cartellonistica turistica di un tempo..) riportano la scritta “Fortezza greca”, a testimonianza che qui, anche nell’attuale perimetro urbano, in effetti la loro presenza è risaputa da parecchio, ma non si sono mai fatte campagne di scavo in modo sistematico e prolungato, tranne ricerche, brevi campagne di scavo, pubblicazioni. Eppure i risultati e i dati emersi in questi giorni confermano che lungo il fiume Alcantara, l’antico Akesines, vi erano diveri insediamenti, probabilmente città vere e proprie. Oltre Francavilla di Sicilia, dove si ferma la competenza del Parco Archeologico di Naxos Taormina, c’è ancora molto da scoprire e valorizzare. Il Progetto Akesines promosso dal Comune castiglionese, d’intesa con l’Università, la Soprintendenza ai BB.CC. di Catania, lo stesso Assessorato Regionale che ha cofinanziato l’evento, ha fatto emergere in questi giorni un patrimonio ancora da scoprire e valorizzare, ma vero, certo, le cui tracce erano state individuate già nelle ricerche degli anni ’90. E la viticultura oggi come ieri è simbolo della ricchezza di questo territorio, non scordiamoci che oltre al sito di contrada Acquafredda Imbischi, oggi oggetto degli scavi del progetto Akesines, abbiamo un altro sito, in contrda Crasà, di probabile età romana, che in base ai ritrovamenti, attesta la ricchezza e lo sviluppo della viticoltura anche in quest’area.
Ritorniamo all’attualità. Sotto il vulcano, tra le colline di Castiglione di Sicilia, al confine con Randazzo, la terra sta restituendo a poco a poco la voce di un’antica officina. Nel sito archeologico di Acquafredda/Imbischi riaffiora un importante quartiere artigianale di età greca, attivo tra il IV e il III secolo a.C.: lo riportano alla luce le indagini dell’Università di Catania e della Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Catania, coordinate dalla prof.ssa Eleonora Pappalardo, docente di Archeologia classica del Dipartimento di Scienze della Formazione (DiSFor) e presidente del corso di laurea magistrale in Progettazione del turismo sostenibile culturale e naturalistico, e dalla dott.ssa Angela Merendino. Una fornace e gli ambienti destinati alla lavorazione della ceramica, in special modo di anfore vinarie, ribattezzati «l’officina del vasaio», offrono nuove testimonianze sull’organizzazione economica e produttiva della Sicilia antica e permettono di sperimentare, come ha rilevato la dottoressa Merendino, anche nuove metodologie di ricerca archeologica.
Dal 23 al 26 ottobre diversi gli eventi per AKESINES – Le Settimane dei Beni archeologici della Valle dell’Alcantara, iniziativa dedicata alla ricerca scientifica, alla divulgazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio che si ispira proprio all’antico nome del fiume. Tre giorni in cui scuole, studiosi e cittadini si sono ritrovati tra visite allo scavo, laboratori didattici e momenti di confronto scientifico. A rendere possibile tutto questo, una rete virtuosa che tiene insieme ricerca, tutela, istituzioni, amministrazione locale e mondo produttivo: l’Università, la Soprintendenza, il Comune di Castiglione di Sicilia e Cantine Firriato, con il patrocinio oneroso della Regione Siciliana – Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana. Un progetto promosso dal Comune di Castiglione di Sicilia che ha usufruito a tal proposito di un cofinanziamento da parte dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali.
«Questa è un’operazione di ricerca sul campo, che nasce dal rapporto con il territorio e porta la riflessione scientifica dentro le sue dinamiche – ha osservato la prorettrice Lina Scalisi, introducendo la conferenza stampa di bilancio sull’iniziativa che si è tenuta questa mattina al Museo dei Saperi e delle Mirabilia siciliane dell’Università -. Non è un’operazione scontata: spesso ci si scontra con gli ostacoli della pubblica amministrazione e con la scarsità di risorse. In questo caso, però, la sinergia funziona e permette di valorizzare il sapere, portando la ricerca fuori dalle aule universitarie e mettendo a terra un progetto che genera non solo valore economico e culturale, ma anche valore pubblico e consapevolezza». «Negli ultimi anni stiamo cercando di restituire alla cultura lo spazio che merita – ha sottolineato il capo di gabinetto dell’assessorato regionale, Gaetano Alberto Cardillo –, ad esempio aumentando i fondi destinati agli scavi archeologici da mezzo milione fino a 5 milioni di euro e facendo leva su una legislazione consolidata e lungimirante. Ora stiamo lavorando per portare a regime il partenariato pubblico-privato: anche grazie a esempi come questo, il turismo archeologico può diventare un vettore economico strategico per il territorio, accanto a quello vitivinicolo».
Entusiasta il sindaco di Castiglione di Sicilia, Concetto Stagnitti, che ha ricordato il recente rinnovo della convenzione tra il Comune della Valle dell’Alcantara e l’Università di Catania. «Dobbiamo imparare a guardare oltre i confini comunali – ha esortato – e a coinvolgere i più giovani, come abbiamo fatto in questa occasione con gli alunni delle elementari, perché conoscano e imparino ad amare la storia del paese in cui vivono». Sulla stessa linea Salvatore Di Gaetano, rappresentante delle Cantine Firriato: «Per la nostra azienda – ha scritto – questa operazione genera valore per il presente e per il futuro. Il vino non è soltanto un prodotto, ma il frutto di una storia millenaria che si tramanda nel tempo. I ritrovamenti ci permettono di dire che questa storia era già presente sui terreni di nostra proprietà 400 anni prima di Cristo. L’obiettivo può essere quello di costruire esperienze integrate che uniscano la fruizione del paesaggio e la cultura del vino». Il legame tra le antiche produzioni ceramiche, il paesaggio dell’Alcantara e la tradizione vitivinicola contemporanea offre infatti l’opportunità di sviluppare itinerari tematici capaci di connettere patrimonio archeologico, identità locale e attività produttive, contribuendo alla costruzione di un’offerta turistica culturale integrata. A Castiglione di Sicilia il gruppo di ricerca ha potuto contare del supporto logistico del Comune, che ha messo a disposizione il Centro Espositivo di via abate Coniglio , ma anche il supporto della Fondazione Regina Margherita con i suoi immobili, grazie anche al coordinamento del referente comunale del progetto Michele la Rosa.
Il soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Catania, Maurizio Auteri, ha ringraziato il Comune e l’azienda per il sostegno offerto durante la campagna di scavi, ricordando come l’archeologia non serva soltanto a conoscere il passato, ma anche a rafforzare il senso di appartenenza e di identità. «Superare le barriere, fare rete, avviare un percorso comune – ha affermato – significa, in questo settore, favorire la consapevolezza del valore dei luoghi e la trasmissione del patrimonio: la vera grande eredità da consegnare alle generazioni future».
Un video proiettato sul maxischermo ha poi permesso di fare un recap delle attività condotte venerdì e sabato scorsi nell’ambito dell’iniziativa. Di particolare rilievo è stato l’Open Day di venerdì 23 ottobre, che ha portato sul sito archeologico gli alunni della scuola primaria dell’Istituto comprensivo Santo Calì, accompagnati dai docenti e dalla dirigente scolastica, prof.ssa Rita Pagano. I bambini hanno potuto conoscere da vicino lo scavo e il lavoro degli archeologi, poi hanno sperimentato in prima persona le fasi della produzione ceramica. Un’esperienza pratica e condivisa, che li ha avvicinati ai gesti, alle tecniche e ai saperi degli antichi artigiani e ha fatto scoprire loro il valore della ricerca archeologica e del patrimonio del proprio territorio. Sabato 24 ottobre, inoltre, la Sala Consiliare di Castiglione di Sicilia ha ospitato una giornata di studi sulla storia archeologica della Valle dell’Alcantara, sul rapporto tra uomo e ambiente, sulla produzione ceramica e sulle nuove tecnologie applicate alla ricerca e alla fruizione del patrimonio culturale. Un momento di confronto tra studiosi, istituzioni e operatori, per condividere i risultati delle ricerche e discutere prospettive e strategie di valorizzazione del patrimonio archeologico.
Ad alcuni degli eventi hanno preso parte pure Nino Grillo, sindaco di Randazzo, nel cui territorio ricade parte del sito archeologico, e Carmelo Calabrò presidente del Parco Fluviale dell’Alcantara, enti che si sono dichiarati pronti a collaborare al progetto Akesines.


