SICILIA – Solo 12 cantine fanno enoturismo, eppure è tra le Regioni più gettonate per il turismo enogastronomico….i conti non tornano
MICHELE LA ROSA – La Sicilia già da diversi anni risulta tra le più gettonate per il turismo enogastronomico. Lo dicono i dati ufficiali di vari organi di ricerca, ma lo dicono anche i finanziamenti e i bandi riservati a questo settore. Molte le cantine che da semplici aziende vitivinicole si sono trasformate in aziende turistiche vere e proprie, realizzando resort wine, organizzando visite guidate abbinate a degustazione di vini e prodotti tipici del territorio, allestendo sale espositive e piccoli musei, organizzando eventi culturali e musicali, ovvero organizzando attività tipiche dell’enoturismo. Basti guardare le pubblicità sui social, gli eventi organizzati nelle cantine, la partecipazione a fiere di settore. Sull’Etna l’enoturismo è un fenomeno vero e proprio, registra dati significativi. Eppure alla Regione in modo ufficiale, in tutta l’isola risultano accreditate solamente 12 cantine, basti guardare l’elenco ufficiale diffuso a marzo proprio dallo stesso Assessorato Regionale all’Agricoltura. (in allegato qui l’elenco ufficiale della Regione)
Succede che la legge sull’enoturismo viene snobbata in Sicilia, restituendo peraltro un quadro che non corrisponde alla realtà. Difatti è stato ufficializzato dalla Regione Siciliana l’elenco regionale delle aziende che esercitano l’attività di Enoturismo, in virtù del D.D.G. n. 1575/2026 e del D.D.G. 494 del 04/02/2026 del Dirigente Generale Fulvio Bellomo dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura. In Sicilia ci sarebbero solamente 12 aziende che esercitano attività enoturistica (2 prov. Agrigento; 1 prov. Catania; 1 prov. Messina; 2 prov. Palermo; 1 prov. Ragusa; 1 prov. Siracusa;4 prov. Trapani). In effetti i conti non tornano, perché di fatto a svolgere attività di enoturismo sono molte di più le cantine in Sicilia. Di fatto l’Assessore Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, On. le Luca Sammartino, con il D.A. n. 29 /GAB del 09 giugno 2023 aveva ritenuto di dover disciplinare le modalità applicative della disciplina statale, con particolare riferimento a quanto previsto dal decreto ministeriale 12 marzo 2019. Giusto provvedimento ma che probabilmente non rappresenta un adempimento obbligatorio. Pur tuttavia le cantine che fanno enoturismo sono diverse centinaia in Sicilia, svolgendo attività di ristorazione e ricettiva, organizzazione eventi, iniziative varie però normate da altre norme. Ciò premesso l’Assessorato adottava lo schema di Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA)per l’esercizio dell’attività di Enoturismo, “invitando” le aziende agricole a trasmettere al Dipartimento Agricoltura – Servizio 3 – Multifunzionalità e Diversificazione in Agricoltura, copia della SCIA, completa di allegati, già inviata al Comune competente per territorio. l’art. 3 dello stesso provvedimento prevede che le aziende agricole in possesso dei requisiti morali, professionali e standard minimi previsti nello schema di SCIA e nella relazione specifica, verranno inserite nell’”Elenco regionale delle aziende agricole che esercitano l’attività di Enoturismo”. Così come l’anno scorso, alla prima stesura dell’Elenco, anche quest’anno è un numero minimo che ha formalizzato l’adesione alla legge regionale sull’enoturismo, a fronte invece di una realtà già consolidata e in forte sviluppo, vedi sull’Etna ad esempio, eventi, tour guidati, degustazioni, sono ormai iniziative diffusissime nelle cantine e di certo a fare enoturismo nella provincia di Catania non è solo una azienda così come invece attesta l’elenco 2026 della Regione, un dato che restituisce una visione non realistica del fenomeno enoturistico in Sicilia. Perché le aziende “snobbano” la legge regionale seppur tutte stanno puntando sull’enoturismo anche nella partecipazione ai bandi per finanziamenti pubblici? Dati che fanno riflettere e che probabilmente meritano un’ analisi più attenta da parte delle istituzioni locali e della stessa Regione.
