ACIREALE – Focaccia messinese o scacciata catanese? Giuseppe Pavone e Francesco Arena firmano il gran finale al Magatama
MICHELE LA ROSA – Focaccia messinese o scacciata catanese? Pizza tradizionale o contemporanea? Un percorso di degustazione tra tipicità messinesi e catanesi, a volte fondendo tradizioni e sapori dei due territori. Non una gara, non una esibizione, ma la voglia di confrontarsi e condividere, raccontare esperienze, sia per i “normali” clienti che per la stampa di settore, pronti a recensire, giudicare,a scrivere…….
In questo caso i protagonisti sono stati Giuseppe Pavone, resident chef di Magatama ad Acireale, e Francesco Arena Mastro Fornaio di Messina, quest’ultimo tra i professionisti più blasonati dell’arte bianca italiana e premiato con i Tre Pani del Gambero Rosso.
Il centro storico acese si è trasformato in un luogo di incontro tra gusto, visione e convivialità per l’ultimo appuntamento di “Pizza • Wine • Club”, il format ideato da Magatama e realizzato in collaborazione con la testata giornalistica Culture&Terroir, che attraverso tre serate ha raccontato una nuova idea di esperienza gastronomica contemporanea, capace di intrecciare cucina, vino e musica in un unico linguaggio emozionale.
La serata finale del 20 maggio 2026 ha lasciato il segno, consacrando il progetto come uno degli appuntamenti identitari e coinvolgenti del panorama gastronomico siciliano contemporaneo. Una serata intensa, partecipata, costruita attorno al dialogo tra due interpreti d’eccellenza del mondo dei lievitati.
Il percorso degustazione si è aperto con una raffinata degustazione di benvenuto composta da selezione di salumi, formaggi, confetture artigianali e miele, accompagnati da una serie di panificati siciliani pensati per raccontare la cultura del forno attraverso farine, consistenze e memoria territoriale. In tavola, il panino di grano tenero, il pane con burro e alici, il padellino di Timilia con cipolla e i grissini artigianali hanno introdotto gli ospiti in una dimensione conviviale autentica e profondamente identitaria.

Il percorso è poi proseguito con il trancio di focaccia messinese firmato da Francesco Arena, interpretazione essenziale e intensa della tradizione, preparato con scarola, tuma e pomodoro, in un perfetto equilibrio tra morbidezza, fragranza e sapidità.

A seguire, la pizza contemporanea di Giuseppe Pavone: un impasto leggero e fragrante che ha accolto tonno cotto a bassa temperatura, cipolla di Tropea caramellata, polvere di capperi di Salina, stracciatella e origano fresco.
Uno dei momenti più identitari della serata è stato rappresentato dalla scacciata “Messina Vs Catania”, nata dal dialogo tra i due lievitisti: la base realizzata da Francesco Arena ha incontrato ingredienti profondamente legati alla tradizione catanese — scarola, salsiccia, olive e tuma — in un confronto gastronomico che ha trasformato due territori in un unico racconto di gusto.
Non sono mancati i fuori menu, veri momenti sorpresa della serata, accolti con entusiasmo dagli ospiti e dalla stampa presente. Tra questi, il celebre “Ruoto” di Peppe Pavone, autentica espressione della sua idea di pizza contemporanea: un impasto estremamente soffice e arioso realizzato con farina di grano antico Maiorca, impreziosito da uno stracotto di pomodoro San Marzano, insalata di cavolo trunzo, tuma e polvere di olive.
A seguire, un secondo fuori menu che ha conquistato gli ospiti: una pizza a ruota di carro preparata con grano antico siciliano Maiorca e interpretata nella sua versione più iconica, la Margherita. Un omaggio diretto alla tradizione, esaltato dalla leggerezza dell’impasto, dall’equilibrio dei sapori e dalla valorizzazione delle materie prime, in perfetto equilibrio tra essenzialità e tecnica.
La parte dolce ha celebrato ancora una volta il mondo delle farine siciliane con una mini brioche realizzata con farina di Maiorca, accompagnata da un gelato variegato alle mandorle creato a quattro mani da Arena e Pavone. Un finale delicato e avvolgente, costruito sulla memoria dei sapori dell’isola. A chiudere il percorso, le tradizionali piparelle accompagnate dalla Malvasia, in un ultimo sorso che ha richiamato tutta l’eleganza e la profondità della cultura gastronomica siciliana.
Ad accompagnare il percorso, le etichette della cantina I Vigneri guidata da Salvo Foti, simbolo di una viticoltura etnea autentica e artigianale, che hanno dialogato con ogni proposta gastronomica esaltandone profondità, equilibrio e carattere territoriale. In degustazione Aurora Etna Bianco Superiore ha aperto il percorso con tutta la tensione minerale dell’Etna orientale. Nato nella Contrada Caselle di Milo, a 750 metri d’altitudine, da Carricante e Minnella bianca, questo bianco custodisce l’anima luminosa del versante est del vulcano.
Particolarmente identitario il Vinudilice, rosato simbolo della filosofia agricola de I Vigneri, nato direttamente nel vigneto da una vendemmia promiscua di uve bianche e rosse raccolte e vinificate insieme, come accadeva un tempo sull’Etna.

Nel calice dell’Etna Rosso I Vigneri, invece, ha mostrato il volto più autentico e ancestrale del Nerello Mascalese e del Nerello Cappuccio.
Con questa ultima serata si conclude un primo capitolo di “Pizza • Wine • Club”, un progetto che ha saputo creare connessioni autentiche attorno alla tavola, restituendo centralità al gesto conviviale e alla cultura gastronomica come esperienza viva, contemporanea e condivisa. Resta viva la promessa di tornare presto a raccontare nuove storie, nuovi incontri e nuove emozioni. (con la collaborazione di Gisella Sanguedolce)
