26 Febbraio 2024

TAORMINA – La CONF.E.L.P. sollecita la Regione a rivedere l’organizzazione sanitaria sul territorio della Sicilia Orientale

In caso di chiusura del Centro di Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina propone di istituire da uno a due centri di 2° livello, presso le strutture ospedaliere di Catania e Messina già dotate di reparti e di U.O. tra loro connesse

La Segreteria Nazionale della CONF.E.L.P. Confederazione Europea Lavoratori e Pensionati, Organizzazione Sindacale presente e radicata sul territorio messinese, ritorna alla carica sulla questione del Reparto di Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale San Vincenzo, che almeno per qualche altro anno resterà in funzione, almeno dalle rassicurazioni fin qui pervenute da varie fonti istituzionali.

La CONF.E.L.P. nelle scorse ore ha qundi inviato una proposta agli organi preposti che qui riportiamo testualmente:

“Sappiamo bene che la situazione, aldilà dell’emozione del momento e della rabbia della Cittadinanza per l’improvvisa e inaspettata chiusura del Centro di Cardiochirurgia Pediatrica, non è una cosa semplice da risolvere in maniera “indolore”, specialmente in quanto dettata da una doverosa riorganizzazione della macchina sanitaria sempre più da legare al principio della sostenibilità economica e della razionalizzazione delle risorse, umane ed economiche, e in una logica di creazione di centri sempre più organici e organizzati, così come previsto dal Piano Ospedaliero Regionale, che spesso va a scontrarsi con le varie presenze sul territorio di centri minori che, negli anni, hanno fatto tanto ma che, oggi, sono presenti in contesti in cui non vi è un’organicità del sistema, e per lo più con l’aggravante dell’assenza del lavoro simbiotico con le altre U.O., che sarebbeinvece necessarioper il completamento di filiera e che è invece assente, rendendo così un reparto “eccellente”, un fenomeno isolato (come nel caso di Taormina, il cui ospedale, pezzo per pezzo, sta subendo chiusure e riduzioni di personale essendo ormai, per dimensioni, un “ospedaletto di comunità”), decontestualizzato da una realtà più attiva e reattiva che potrebbe, così, essere davvero utile al salvare le vite, riducendo al minimo gli spostamenti da un presidio ospedaliero e l’altro, e così i rischi e i costi correlati a tali spostamenti.

Come Organizzazione Sindacale possiamo anche condividere tale logica, se la stessa punta a potenziare le strutture più grandi, rafforzandone i servizi e migliorandone le condizioni d’accesso e di degenza ma, d’altro canto, siamo fortemente preoccupati per le conseguenze pratiche che tali operazioni comportano, soprattutto per gli effetti che, a caduta, colpiscono i piccoli pazienti e le loro famiglie, aggiungendo alle pesanti problematiche di salute da affrontare anche quelle logistiche ed economiche per gli spostamenti, non meno critiche. A tal punto ci viene spontanea una proposta, magari banale, ma che speriamo possa essere spunto di riflessione, considerando che:

  • oggi il Centro, attivo presso l’Ospedale San Vincenzo di Taormina, rappresenta una struttura di 3° livello, unica in Sicilia e di riferimento anche per le regioni vicine, sprovviste di tali strutture;
  • che in ambito regionale è possibile avere una sola struttura del genere, e in ogni caso in proporzione al numero di abitanti (una struttura di 3° livello ogni 5/6 milioni di abitanti, a fronte degli attuali 4,8 mln di abitanti della regione Sicilia);
  • che per la Sicilia occidentale, al netto della mancanza di una struttura di 3° livello, vi è attiva, come struttura di 2° livello, l’Ospedale Civico di Palermo, al fine di poter consentire la diagnostica ordinaria, nonché l’eventuale stabilizzazione dei piccoli pazienti da trasferire poi, solo in caso di necessità operatoria, al centro di 3° livello (cosa che avviene oggi dalla Sicilia occidentale a Taormina);
  • che con lo spostamento del Centro presso l’Ospedale Civico di Palermo scomparirebbe, per la Sicilia orientale, la possibilità di effettuare l’attività diagnostica e l’attività di stabilizzazione, per poi trasferire i pazienti nel centro più vicino (in questo caso Palermo).

Alla luce di quanto sopra esposto, si chiede di valutare la possibilità, in caso di chiusura del Centro di Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina, e ovviamente facendo questo prima della stessa, di istituire da uno a due centri di 2° livello, magari presso le strutture ospedaliere di Catania e Messina già dotate di reparti e di U.O. tra loro connesse (magari incardinando queste unità all’interno dei Policlinici di Catania e di Messina), così da poter comunque garantire l’assistenza base ai piccoli pazienti della Sicilia orientale e delle regioni vicine che fanno oggi riferimento a Taormina, così come alle loro famiglie, dando la possibilità di tutte quelle attività di diagnostica necessarie, oltre che di stabilizzazione in caso di problematiche più serie, per poi recarsi a Palermo solo nel caso di necessità di intervento chirurgico, garantendo così il servizio sul territorio, evitando gli spostamenti per le famiglie che magari da Ragusa, Siracusa, Catania o Messina dovrebbero recarsi a Palermo per una “semplice” visita o per un esame diagnostico (un doppler o altro), e garantendo così allo stesso tempo la possibilità al personale medico e paramedico attivo presso il Centro di Taormina di essere “ricollocato” all’interno del proprio territorio, rimanendo così punto di riferimento per i pazienti, e non disperdendo soprattutto la professionalità e l’alto valore professionale guadagnato negli anni attraverso il prezioso servizio reso alla collettività.

Si tratta, si ribadisce, di una proposta magari banale, ma che garantirebbe, al netto delle situazioni più delicate e bisognose di intervento chirurgico, un concreto aiuto alle famiglie, riducendo così i disagi di chi, già per la malattia, sta subendo molto.

La nota a firma del Segretario Amministrativo   e del  Segretario Generale CONF.E.L.P. , rispettivamente  Antonio Valastro e Salvatore Orlando apre una riflessione più ampia sul problema, difatti l’eventuale proroga alla chiusura, posticipa il problema di un anno se confermata, ma merita una pianificazione dei servizi sanitari da rivedere tra le province di Messina e Catania, da qui le proposte dell’organizzazione sindacale che proprio in questo territorio è presente in modo particolare con la propria sede nazionale peraltro.