ETNA – Mercato dell’uva in crisi? Produttori lamentano scarsa richiesta e prezzi bassi

uva sui vigneti etnei

Uva nei vigneti etnei

MICHELE LA ROSA – Di certo è che in numerose contrade ci sono vari cartelli che riportano la scritta “vendesi uva. Telefonare al …….” . Questi cartelli erano ormai un ricordo del passato. Vedi nella zona tra Castiglione, Randazzo, Linguaglossa. Parliamo di difficoltà nel vendere l’uva di questa stagione. Per i vini non sembrano esserci preoccupazioni e lo vedremo.  Ci hanno contattato vari produttori di uva per vino, sia piccoli produttori che produttori con vigneti estesi. A quanto pare in queste zone etnee quest’anno c’è poca richiesta, rispetto al passato, di uva a bacca rossa, come il nerello mascalese, o comunque chi la cerca è disposto a pagare tra i 70 centesimi e un euro al chilogrammo: troppo poco reclamano i produttori di uva, spesso peraltro uva  da zona DOC.  Che succede? Crisi del vino e meno necessità di imbottigliare? In attesa della vendemmia la situazione preoccupa i produttori di uva e sono in tanti che in questo decennio avevano puntato a questa produzione visto il successo dei vini dell’Etna impiantando nuovi vigneti. L’argomento va visto in una dimensione più ampia. I produttori di uve erano abituati a richieste di mercato per quantità importanti e con prezzi al chilogrammo certamente più elevati, a quanto pare nelle annate precedenti l’uva per i bianchi ha superato in alcuni casi i 2 euro al chilogrammo, ma anche per i rossi partiva da un prezzo/kg  di almeno € 1,80 , sostengono alcuni produttori di uva.

Ritorniamo ad oggi. Il mercato del vino etneo non sembra abbia subito difficoltà, tali da ridurre le produzioni. Per alcuni il problema nasce dal fatto che potrebbe esserci invece una produzione maggiore di uva rispetto al passato: ricordiamo che qui, sull’Etna, ci sono stati importanti investimenti e adesso alcuni nuovi vigneti delle stesse grandi cantine entrano in produzione. C’è chi invece ipotizza una sorta di cartello tra grandi produttori di vini per “viziare” il prezzo di vendita dell’uva al ribasso e chi parla di una situazione economico-finanziaria  da vedere in un contesto socio-politico più ampio.

Fatto è che nei bar, nelle piazze, di vari comuni etnei, l’argomento è : “quest’anno non cercano uva e se la cercano vogliono pagarla  a poco prezzo”, sostengono vari cittadini e piccoli produttori dell’hinterland.

Intanto sulla pagina Facebook del Consorzio Etna DOC leggiamo testualmente :

“Con la vendemmia arrivano i primi dati dell’annata 2026:
📈 +13,6% di imbottigliamento nei primi 8 mesi del 2026 rispetto al 2025 (trend positivo per rossi e bianchi).
🍇 ~90.000 quintali di uva: conferma della media produttiva dell’ultimo biennio (80.000 q.li nel 2024 e 94.700 q.li nel 2025 su 1.449 ettari).
⚖️ Produzione verso la stabilità: la lieve riduzione delle rese per ettaro è bilanciata dai nuovi vigneti entrati a regime.
🌦️ Fattori chiave: riserve idriche accumulate in primavera e un microclima unico per fronteggiare il caldo estivo.
I mesi di settembre e ottobre saranno decisivi per tracciare il quadro definitivo della raccolta.”
I dati 2026  sull’imbottigliamento parlano di crescita rispetto al 2025. 
Iniziata ad occidente – afferma Alessio Planeta, presidente del Consorzio di tutela vini DOC Sicilia la vendemmia 2026 ha progressivamente preso forma e colore: sta attraversando tutta l’isola e si concluderà, dopo circa 90 giorni, nelle vigne più alte della Sicilia nord-orientale. Sul fronte delle quantità è ancora presto per formulare una stima definitiva: i dati che emergeranno nelle prossime settimane consentiranno una valutazione più accurata. Le prime indicazioni lasciano tuttavia prevedere una contrazione dei volumi produttivi, con situazioni differenti da un’area all’altra. Una variabilità che riflette la complessità del vigneto siciliano, rendendo necessaria prudenza prima di delineare un bilancio quantitativo complessivo della vendemmia 2026“.