RANDAZZO – Quale sanità….. in attesa della Casa della Comunità

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MICHELE LA ROSA – La campagna elettorale è ormai nel vivo. Diversi i temi all’ordine del giorno che i vari candidati a sindaco annunciano già di voler affrontare. Tra questi temi c’è pure quello della sanità e dei suoi servizi sul territorio. Il ricordo dell’ospedale e della sua chiusura è ancora vivo, e in molti sostengono ancora che fu un vero e proprio “scippo”,  ma questa è ormai storia, cronaca di un tempo, adesso si guarda al presente e ..al futuro. Già da qualche mese c’è una certa attenzione verso i problemi del PTE, il Presidio Territoriale di Emergenza e del servizio del 118, nella sede di via Sottotenente Dominedò: articoli sulla stampa, note sindacali, post sui social,la visita di un parlamentare nazionale, tutte cose che hanno sottolineato il problema dovuto alla carenza di medici, ragion per la quale, in alcuni casi i due presidi sanitari non avevano la presenza e la disponibilità di medici, carenza che si registra in modo più evidente laddove ci sono festività di mezzo. In ogni caso, a mesi di distanza, da quando si sono accesi i riflettori sul problema, non è ancora giunta la soluzione e persiste la carenza di personale, insomma l’ASP di Catania ancora non ha risolto la questione. Accanto al presidio del PTE e del 118, c’è anche la Continuità Assistenziale, quella che comunemente continuiamo a chiamare Guardia Medica: anche qui mancano almeno altri 3 medici titolari, si va avanti a coprire i turni (che fortunatamente finora non hanno subito interruzioni) attraverso incarichi di sostituti(quasi sempre per due mesi) o con i medici reperibili, “reclutati” all’ultimo minuto per coprire turni rimasti vacanti e garantire così il servizio alla cittadinanza, ma anche qui, alla Continuità Assistenziale occorre reclutare altri medici titolari. Da notare che nel mese di marzo per almeno 5 giorni è rimasto chiuso anche il PPI, il Punto di Primo Intervento, proprio per l’assenza di medici disponibili ad effettuare i turni, anche questo un servizio diurno prezioso per la città. E per il futuro? lo sguardo è rivolto all’apertura della Casa della Comunità, laddove c’era l’Istituto Santa Giovanna Antida, ma siamo passati ieri e i lavori sono ancora in corso, vi è un cantiere operativo, probabilmente in ritardo o comunque dovranno fare in fretta, entro giugno dovranno completarsi i lavori, altrimenti c’è il rischio di dover restituire i soldi avuti col PNRR. Nelle previsioni queste case della Comunità dovrebbero migliorare la sanità di prossimità, essere al servizio degli utenti con più servizi, da quelli infermieristici, alla medicina generale, ai medici specialisti, alla continuità assistenziale: tutti potrebbero trovare collocazione in queste strutture e garantire servizi quotidiani ai cittadini. L’altra rivoluzione, di cui si parla poco, è quella della istituzione del RUAP, Ruolo Unico Assistenza Primaria, dove pare hanno aderito pochi medici,  e delle AFT, le Aggregazioni Funzionali Territoriali (in questo caso Bronte capofila e poi Randazzo, Maniace, Maletto). Insomma le Case della Comunità nell’intento del legislatore sarebbero una fase avanzata dei servizi sanitari in termini di organizzazione sul territorio, ma rischiano di restare cattedrali deserte, senza personale medico o con pochi addetti ai lavori. Le redazioni dei giornali sono invase da comunicati stampa,  dove le ASP siciliane annunciano inaugurazioni di queste strutture in varie località, peccato che l’inaugurazione dell’immobile non sia contestuale all’avvio dei servizi previsti, almeno in vari casi è così. Sui Nebrodi molti sindaci dei piccoli comuni sono già in rivolta, si paventa la chiusura di alcune presidi di guardia medica, sopratutto nei centri più piccoli. E altrove che succederà? Laddove non ci sono le case della comunità resteranno le vecchie guardie mediche? Insomma interrogativi che ancora non trovano risposte chiare. Su Randazzo la situazione è ancora in itinere, si sa poco: quanti medici di famiglia hanno aderito al RUAP? Quanti di loro faranno contestuale servizio, oltre che nel proprio ambulatorio, anche nella Casa della Comunità così come prevede la normativa? Che fine faranno gli ambulatori specialistici attuali ospitati nell’ex ospedale? Non bastano i post su facebook dei cittadini che riportano forme di proteste e in alcuni casi di indignazione, non serve prendersela con i pochi medici e addetti ai lavori, la protesta e l’indignazione va indirizzata altrove, verso chi dovrebbe garantire i servizi, trovare come reclutare più medici e personale. Putroppo in questi due anni Randazzo ha sofferto anche l’assenza di una classe politico-amministrativa locale in grado di seguire e vigilare in questo settore, in grado di rivendicare i servizi necessari alla Città. L’argomento è vasto, va affrontato e approfondito, l’annuncio delle Case della Comunità non può passare come la soluzione a tutto, a Randazzo, come altrove, si rischia di inaugurare strutture imponenti ma senza personale sufficiente a garantire quei servizi, in questo caso socio-sanitari, previsti dalla normativa nazionale e regionale sul sistema sanitario pubblico.